domenica 8 marzo 2015

INPS ai tempi del boy-scouts

Pensioni INPS, ecco bugie e verità su assistenza e previdenza.
 
In un Paese che discute senza conoscere i fatti ed i numeri veri, non si può ragionare sul bilancio INPS senza partire dai numeri reali e dalle prestazioni erogate, sia quantitative che qualitative. Per fortuna, in un mare di “bulletti” e di “sragionatori” galleggia ancora qualche navigante “con raziocinio”.

I dati di riferimento sono questi:

1) SPESA PENSIONISTICO-ASSISTENZIALE COMPLESSIVA INPS 2012 = 311,11 miliardi di euro (o 313,949, sec. Il MEF); 2) SPESA PENSIONISTICA “PURA” = 211,11 miliardi di euro (al lordo delle imposte); 3) SPESA ASSISTENZIALE INPS = 100,00 miliardi di euro 4) CONTRIBUTI PREVIDENZIALI INPS = 190,4 miliardi di euro 5) “Presunto buco pensionistico INPS” = 20,7 miliardi 6) IMPOSTE PAGATE dai PENSIONATI = 42,9 miliardi di IRPEF + 3 miliardi di ADDIZIONALI IRPEF 7) SPESA PENSIONISTICA EFFETTIVA = 165,21 miliardi 8) ATTIVO PENSIONISTICO “puro” (contributi-prestazioni) = 25,19 miliardi. 9) RAPPORTO SPESA PREVIDENZIALE/PIL = 12%

“I pensionati, perciò non sono dei parassiti ma danno un contributo cospicuo al bilancio dello Stato” (T. Oldani). Ma, alla faccia di Tito Boeri e di chi la pensa (erroneamente) come lui, noi continuiamo a sostenere che la parte disastrosa dei conti dell’INPS non è legata alle pensioni in quanto tali né all’ex-INPDAP ma alla ASSISTENZA, voce che pesa (secondo Massimo Brambilla) circa 95 miliardi l’anno.

Secondo il rapporto Brambilla, di questi 95 miliardi, 77 sono dovuti alla CIG (e voci similari) e 17,7 servono a pagare le pensioni di invalidità e le altre voci di assistenza alle famiglie. Noi, la pensiamo in modo analogo ma ci basiamo su numeri diversi. I dati del MEF (Dicembre 2013) rivelano infatti che, nell’anno 2012, i costi assistenziali erano così quantificabili:

a) Prestazioni sociali in denaro = 21,341 miliardi; b) Altri assegni e sussidi = 2,650 miliardi; c) Prestazioni sociali in natura = 14,253 miliardi; TOTALE SOCIALE = 38,254 miliardi.

Ulteriori dati del MEF (Dicembre 2013), che confermano la “fragilità” delle cifre (alias dati) delle istituzioni pubbliche, rivelano infatti che, nell’anno 2012, i costi delle prestazioni di protezione sociale 2012 erano così quantificabili:

10) INVALIDITÀ’ = 25,918 miliardi 11) FAMIGLIA = 21,835 miliardi 12) SUPERSTITI = 42,468 miliardi 13) DISOCCUPAZIONE = 14,683 miliardi 14) ABITAZIONE = 327 milioni 15) Altra esclusione sociale = 1,181 miliardi 16) TOTALE SOCIO-ASSISTENZIALE (senza voce 12) = 63,944 miliardi.

Sottolineiamo che, per evitare ulteriori confusioni, abbiamo tolto dai conteggi sia la voce “vecchiaia” (237,487 miliardi di pensioni “varie”) che quella “superstiti” (42,468 miliardi). Ciò precisato, ci limitiamo a dire che una cifra variabile, compresa tra 38 e 64 miliardi di lire, costituisce la SPESA ASSISTENZIALE PURA. Si tratta di una spesa che non dovrebbe essere a carico dell’INPS (ente nazionale previdenza sociale) ma a carico di un ENTE ASSISTENZIALE o di una sottosezione specifica dell’INPS, con un bilancio autonomo, sia in entrata che in uscita.

Potremmo essere ancora più cattivi e contestare 26,3 di miliardi della spesa assistenziale (237,487 – 211,11 = 26,377 miliardi) inserita artatamente in quella pensionistica, ma volutamente ci asteniamo dal farlo, per evitare di essere accusati di “taccagneria sociale”. Pur con queste nostre “autolimitazioni”, la realtà dei fatti è questa: ogni anno l’attivo pensionistico (25,19 miliardi) viene “distorto” per coprire il 39-66% della spesa assistenziale pura!

Ancora. Se le PENSIONI ASSISTENZIALI sono 3,6 milioni ed hanno un valore medio di 428 euro/mese, il loro costo complessivo si dovrebbe aggirare sui 20 miliardi anno. Costo sottostimato nel 2013 e 2014, evidentemente, sia come dato mensile che come dato annuale. Ma, la suddetta cifra, ci serve per confermare quella precedente. Ben oltre 20 miliardi di contributi pensionistici puri (25-26-38?) sono “distratti” nel pagamento di pensioni assistenziali, ossia non legate a contributi effettivamente versati.

Perché sosteniamo che i 428 euro/mese sono sottostimati? Per un motivo molto semplice. L’analisi dei dati altrui (“Pensioni Guida 2015.Gruppo Sole24 ore.Pag.I-XL) ci ha aiutato ad identificare ben 11 TIPOLOGIE ASSISTENZIALI, articolate in almeno 68 sotto-categorie.

In sintesi parziale, i valori in gioco vanno (anno 2014) da 369,69 euro/mese (Pensioni sociali) a 442,52 (LSU) a 447,17 euro/mese (Assegni sociali) a 500,88 (Fondo clero, Fondo trasporto…) ad una serie di maggiorazioni dei trattamenti minimi (da + 82,64 a + 136,44 euro/mese) e dell’assegno sociale (+190,15 euro/mese); alle integrazioni varie: ciechi civili con o senza accompagnamento; invalidi civili con sola indennità di accompagnamento (508,55 euro/mese); talassemia (502,39/mese); aumento annuale prestazioni per vari tipi di invalidità (+10 euro/mese).

Insomma, un caos numerico, perché l’INPS non ha mai fatto chiarezza, all’interno delle singole voci analitiche e dei 68 costi specifici (spesa annuale delle singole 68 voci). Comunque sia, le Tabelle che Noi abbiamo estrapolato (Centro Studio Confedir, anni 2014-2015) sono disponibili a chi le richieda.
In definitiva, alla luce delle considerazioni riportate continuiamo chiedere all’illustre Prof. Boeri come possa ipotizzare di “spremere” i suoi 3 miliardi di euro annui dai 49.640 pensionati con pensione lorda annua superiore ai 90.000 euro. Si tratterebbe di circa 60.435 euro/anno, ovvero di 5.036 euro/mese! L’assurdità di queste cifre testimonia quanto i “bocconiani” (Monti, Boeri e C.) siano ben distanti dalla vita reale.

Ma “transiamo”. La sostanza è che a Boeri toccherebbe, oggi, il compito di SEPARARE I CONTI della ASSISTENZA da quelli della PREVIDENZA. Per fare chiarezza contabile; per evitare errori macroscopici (facili in tempi di boy-scout); per mettere a posto i dati ISTAT-EUROSTAT; per far pagare a tutte le amministrazioni pubbliche tutti i contributi previdenziali dovuti.
A differenza di Oldani, noi non ci limitiamo ad un mero suggerimento. Poiché noi, “pensionati pubblici con pensioni dorate” siamo stanchi di essere additati al pubblico ludibrio, noi non ci fidiamo. Così come abbiamo fatto ricorso alle Corti dei Conti (si vedano le recenti ordinanze 27/2015 della Calabria e 12/2015 del Veneto) per gli ingiusti balzelli sulle nostre pensioni, così – a giorni – daremo avvio ad una ulteriore serie di azioni legali, in Italia ed in Europa, perché la magistratura costringa il Governo a separare la gestione della ASSISTENZA dalla PREVIDENZA.

Per mettere a posto le cose, una volta per tutte. Già, è la CARICA dei 313 PENSIONATI PUBBLICI VENETI, che – come quella famosa dei 600 con Errol FLynn- farà da battistrada al ricorso di tanti altri DIRIGENTI PUBBLICI, che hanno sempre pagato le tasse ed i contributi pensionistici. Sempre e senza alcuna evasione. Loro.

di Stefano Biasioli
Pubblicato su: http://www.formiche.net/

Vi ricordate la sparata in TV di quando voleva tagliare la pensione a sua nonna? Perché secondo lui non ne aveva più bisogno? Allora non era ancora presidente del consiglio, Oggi che lo è, ci sta provando a far passare le sue nefandezze dettate dalla UE. Ecco l'articolo, uno dei tanti che ci girano intorno come la mosca sulla .....: Pensioni anzianità e vecchiaia riforma Governo Renzi: novità ricalcolo contributivo e modifiche negative per far avere consenso UE.

Beh, noi ne abbiamo ancora bisogno anche perché sono denari che abbiamo sputato sangue per averli in 35/40 di lavoro senza mai evadere nulla, alcuni sono deceduti e ai superstiti viene elargita quello che rimane dopo una vita di duro lavoro, pensione di reversibilità si chiama, defraudata da tagli e balzelli, cumulabile con altri redditi e tagliata successivamente.

Bene, queste miserie che vengono elargite per grazia ricevuta (non per diritto costituzionale come dovrebbe essere), si sono sostituite al welfare (che dovrebbe fare lo stato, senza espropriare un diritto sancito dalla costituzione), per sostenere figli, nipoti, anziani, invalidi e disoccupati. Non crediate che si fermino solo a quelli che percepiscono 90.000 all'anno più o meno tasse decurtate dell'irpef 5.000 euro al mese, a cascata arriveranno anche anche a tutti quelli che percepiscono di gran lunga molto meno, lo abbiamo visto nelle varie riforme fino dal 1992 in avanti, oltre al fermo dell'indicizzazione per due anni a quei "ricchi" che percepivano più di 1400 €. lordi, denari persi e mai più recuperati. 

SVEGLIA!! GLI ESEMPI LI ABBIAMO GIÀ IN EUROPA, GRECIA DOCET, MENO 30% TAGLIATE ALLE PENSIONI, IL BOY-SCOUT VUOLE AVERE ANCHE LUI IL SUO POSTO NELL'OLIMPO DEI RIFORMATORI. A QUANDO IL TAGLIO DELLA LUCE?

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